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Vietnam, la terra dei cristiani espropriati

4 Apr

Cristiani in VietnamVietnam, ogni scusa è buona per perseguitare i cristiani. Oltre a incarcerarli, per ogni minima attività che “disturbi” la politica del regime comunista, finiscono sempre più spesso vittime degli espropri statali. E neanche i morti vengono lasciati in pace: i cimiteri sono sempre più spesso oggetto di espropri. Ultimi, in ordine di tempo, a subire questa politica, sono i cristiani di Con Dau, nella provincia di Da Nang, nel Vietnam meridionale, tristemente nota come campo di battaglia nel lungo conflitto vietnamita (1959-1975). La locale comunità cristiana si è vista tagliare la luce e circondare dalla polizia nella notte del 26 marzo. All’alba del giorno dopo, i poliziotti hanno condotto una massiccia retata, spianando la strada ai bulldozer che hanno proceduto con la demolizione.

Stefano Magni su La nuova Bussola Quotidiana

salviamosawanmasih@yahoo.it

2 Apr

Qualche giorno fa il Tribunale di primo grado di Lahore, in Pakistan, ha condannato a morte Sawan Masih, il 26enne cristiano accusato di avere insultato il profeta Maometto.Salviamo Sawan Masih banner

Nel marzo 2013, la denuncia contro Masih scatenò l’ira di oltre tremila musulmani che si scagliarono contro il quartiere di Joseph Colony, dove l’uomo viveva, incendiando 178 abitazioni, oltre 20 negozi e due chiese. Più di 400 famiglie cristiane sono rimaste senza casa, eppure gli 83 uomini ritenuti colpevoli dell’attacco sono stati tutti rilasciati su cauzione. Mentre Sawan è stato condannato a morte.

L’Associazione Pakistani Cristiani in Italia (APCI), fondata e diretta da Shahid Mobeen, docente della Pontificia Università Lateranense, ha pertanto deciso di lanciare lancia la campagna di raccolta-firme “Salviamo Sawan Masih”.

Per aderire, da subito, basta inviare una e-mail con i proprio nome e cognome all’indirizzo salviamosawanmasih@yahoo.it.

La condanna assurda di Sawan Masih «è l’ennesima beffa ai danni della comunità cristiana del Pakistan», ha detto Shahid Mobeen, intervistato da La nuova Bussola Quotidiana in concomitanza della conferenza stampa di sensibilizzazione che si svolge oggi a Roma per iniziativa dell’APCI, in collaborazione con alcuni parlamentari italiani rappresentati dall’on. Paola Binetti. «L’interesse dei parlamentari italiani è di grande conforto. I cristiani pachistani capiscono così di non essere soli, in un paese in cui le minoranze religiose sono discriminate e dove l’islam è assai radicalizzato. Ogni nazione vuole avere piena autonomia all’interno dei propri confini, ma possiamo considerare i diritti umani materia di giurisdizione nazionale? Non dimentichiamoci che il Pakistan è un firmatario della Convenzione Onu e come tale deve garantire pari diritti a tutti i cittadini, di qualsiasi credo essi siano».

 

 

Di seguito, una breve rassegna stampa sul caso:

 

Pakistan, dove la “legge sulla blasfemia” impone la dittatura “islamicamente corretta”

2 Apr

Il caso famoso di Asia Bibi, la donna pakistana in attesa della sentenza di secondo grado dopo la condanna a morte in primo grado, evidenzia ancora una volta l’urgenza di modificare la legge sulla blasfemia.

Ma di Asia Bibi in Pakistan ce ne sono purtroppo molte, molto meno note. E oggi nel Paese asiatico il principio della “tutela delle religioni” è il grimaldello feroce e subdolo dell’anticristianesimo.

L’osservatorio internazionale di Oasis, sempre preciso e scurpoloso, fa il punto di una situazione tanto grave quanto dimenticata con un reportage aggiornato (dal sito de Il Timone).