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L’ideologia del gender è la tomba annunciata della nostra società. Un e-book per difendersi. Grazie Mimep

17 Apr

Gender e-book MimepL’ideologia del gender è una vera e propria assurdità che però nel nostro mondo avanza a passi da gigante nel tentativo di trasformare un’utopia distruttiva nella nuova realtà quotidiana.

Un nemico che non si vede, o che si presenta sotto mentite spoglie, è però difficile da combattere, soprattutto quando viene contrabbandato di continuo per quel che assolutamente non è: ovvero una novità positiva, giusta e quasi dovuta, magari in nome di un senso distorto e perverso di concetti nobili o importanti quali la libertà, la tolleranza e il desiderio di realizzazione di sé. Il problema si annida infatti nella manipolazione delle coscienze e nel relativismo etico-culturale che cercano di mutare un’ideologia della disperazione in un obbligo morale, e magari pure legislativo, per tutti.

Per questo motivo l’ideologia del gender costituisce davvero la fine della nostra società.

Ma – diceva il pensatore iralndese Edmund Burke – affinché il male trionfi è sufficiente che gli uo mini buoni non facciano nulla.
Per questo non si deve restare in disparte, lasciandosi bombardare impunemente dai difensori delle “assurdità” e immaginando solo che prima o poi fatalmente smetterenno o cambieranno. Infatti è solo la nostra passività a permettere che questa ideologia pervicace si faccia ogni giorno più aggressiva negli ambienti più diversi, ma certamente a cominciare dalla scuola, oramai persino dall’asilo.

Per reagire, combattere e controbattere, la casa editrice cattolica Mimep, di Pessano con Bornago, in provincia di Milano, ha dunque benemeritamente preparato una piccola guida utile a tutti che proprio per questo distribuisce gratuitamente dal proprio sito Internet.
Conoscere la verità delle cose è il primo passo per contrastare il male. Non lasciatevi sfuggire questo sussidio indispensabile.

Scaricatelo, leggetelo, usatelo e diffondetelo!

Battesimo con lesbo show in una cattedrale argentina. Sicuri che si tratti di «misericordia»?

9 Apr

Lesbiche argentine al battesimo in cattedraleIl vescovo di Córdoba, Carlos Ñáñez, si è lamentato in un’intervista all’agenzia ACI Prensa per il battage mediatico seguito al battesimo (sabato scorso nella cattedrale della città argentina) di Emma Azul, una bambina figlia biologica di tale  Soledad Ortiz, che un anno fa ha contratto un “matrimonio egualitario” con la sua compagnia lesbica.
Ñáñez ha detto di aver tenuto al corrente di questo caso – evidentemente ottenendone il nulla osta –  il prefetto della Congregazione per il culto divino e la disciplina del sacramenti, il cardinale Antonio Cañizares, e ha sottolineato che «il Battesimo è un diritto per ogni persona» e che «in questo la Chiesa si mostra come una madre misericordiosa e dalla braccia aperte».
Il vescovo ha poi aggiunto che la promessa che devono fare i genitori e i padrini della bambina è quella di educarla nella fede cristiana. «In questo noi ci fidiamo della loro buona fede, non abbiamo l’assoluta certezza che da una parte rispettino questo impegno o che la loro vita sia in totale consonanza con i principi evangelici».
Capiamo che la situazione non è delle più semplici da trattare. Il Codice di diritto canonico dice però anche che: «Per battezzare lecitamente un bambino si esige: 1) che i genitori o almeno uno di essi o chi tiene legittimamente il loro posto, vi consentano; 2) che vi sia la fondata speranza che sarà educato nella religione cattolica; se tale speranza manca del tutto, il battesimo venga differito, secondo le disposizioni del diritto particolare, dandone ragione ai genitori».
Ora, sulla fondata speranza che la piccola Emma sarà educata nella religione cattolica, pur non conoscendo i padrini, si può nutrire qualche ragionevole dubbio. Soprattutto guardando all’attenzione mediatica sul caso attivamente cercata dalle due madri con tanto di baci saffici in cattedrale e di fronte alle telecamere.
Morale: la situazione non richiedeva forse ben altra prudenza e il differimento del sacramento? Ma soprattutto, non è che dietro la scusa della «misericordia» c’è qualche prete o vescovo che preferisce farsi pecora (del mondo) invece che pastore?

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La Torino di Piero Fassino offre a tutti servizi LGBT

4 Apr

Servizio LGBT Torino

La tragedia del ragazzo che fu cresciuto come una ragazza

3 Apr

John Colapinto, Bruce Brenda e David. Il ragazzo che fu cresciuto come una ragazza, 2014Bruce Brenda e David. Il ragazzo che fu cresciuto come una ragazza, del giornalista canadese John Colapinto (trad. it. San Paolo Cinisello Balsamo [Milan] 2014), è un libro importante quanto raccapricciante, che racconta e spiega quanto male può fare e fa l’ideologia che al posto della realtà data ne vagheggia e impone una disegnata e implementata a tavolino in odio alla persona umana.

A Bruce, classe 1965, viene completamente bruciato il pene durante una banale operazione chirurgica attuata per circonciderlo per ragioni sanitarie. John Money, un medico antesignano dell’ideologia di genere, convinto che la cultura prevalga sulla natura, decide che un maschio educato come una femmina può tranquillamente cambiare sesso, e così acquisire una nuova e opposta personalità sessuale.

L’ideologia del gender, oggi tanto strombazzata, ha remotamente inizio qui.

Ma la natura di Bruce, che nel frattempo è diventato Brenda, si ribella e non accetta la trasformazione. A 14 anni rifiuta definitivamente gli incontri annuali con colui che gli aveva rovinato la vita e, aiutato da una psicoterapeuta, ritorna esplicitamente ad assumere una connotazione maschile. Dopo nuove e ripetute operazioni per ricostruire una mascolinità che gli era stata impedita riesce finalmente a vivere una vita normale, sposandosi con una ragazza che ha già tre figli, dei quali accetta di diventare il padre adottivo. Accetta anche di raccontare la propria storia, che appunto Colapinto mette per iscritto in questo libro. Ma alla fine non ce la fa e, sopraffatto da una delle ripetute crisi depressive che hanno accompagnato la sua drammatica esistenza terrena, si suicida nel 2004.
Money, intanto, prosegue indisturbato la sua pericolosa attività di diffusore dell’ideologia del gender fino al giorno della sua morte, nel 2006.

La recensione di Marco Invernizzi su Comunità Ambrosiana