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«Nessun medico dovrebbe potersi rifiutare di praticare un aborto». La filosofia del prof. Mori è solo un sofisma

8 Apr

San marco logo mini Il prof. Maurizio Mori, ordinario di Bioetica nell’Università di Torino nonché presidente della Consulta di bioetica Onlus, sostiene che, per motivi filosofici “evidenti” e “ragionevoli”, nessun medico potrebbe e dovrebbe mai rifiutarsi di praticare un aborto. Ma è vero invece il contrario: per motivi filosofici evidenti e ragionevoli, nessun medico potrebbe e dovrebbe mai rifiutarsi di praticare l’obiezione di coscienza.

Contro obiezione di coscienza

 

 

Perù, la più grande marcia pro-life dell’Ibero-America

1 Apr

Lima, Marcia per la Vita, 2014x900È stata la più grande manifestazione pro-life nella storia dell’Ibero-America quella che si è svolta a Lima il 22 marzo 2014, con lo slogan «Tutti abbiamo un bambino dentro», per protestare con la volontà del governo di allargare le maglie dell’attuale legislazione iper-restrittiva in materia di aborto.

250mila i partecipanti stimati, cifre non gonfiate come testimoniato dalle foto. Una scena spettacolare ed emozionante che spinge a chiedersi cosa succederebbe, quale rivoluzione sarebbe se anche in Italia alla Marcia per la Vita del prossimo 4 maggio a Roma scendesse in piazza un popolo così numeroso… un sogno, non un’utopia.

 

Il Nobel Amartya Sen, gran liberal, denuncia l’aborto selettivo che stermina le bambine. Nel Regno Unito

27 Mar

Amartya SenNel 1990 fu l’indiano Amartya Sen, il premio Nobel per l’Economia con cattedra a Harvard che ha dedicato la sua vita alla causa dei meno abbienti e dei paesi emergenti, a lanciare l’allarme su The New York Review of Books: «Almeno sessanta milioni di bambine sono state cancellate in seguito a infanticidi o aborti selettivi di femmine. E’ una rivoluzione tecnologica di tipo reazionario. Il sessismo dell’aborto selettivo».Gendercide UK

Oggi dalle colonne del quotidiano inglese progressista Independent, il progressista Amartya Sen denuncia la “strage di Eva”, ovvero il gendercide, vale a dire lo sterminio delle bambine che da Oriente ha preso piede in Occidente, in casa nostra. Nel suo nuovo saggio, dal titolo The lost girls, Amartya Sen parla dell’aborto come di una “discriminazione neonatale” e spiega che non si tratta di un fenomeno di povertà o arretramento sociale, piuttosto avviene in gran parte fra le donne istruite, benestanti, dall’India alle comunità di immigrati di Londra. Secondo il suo studio, infatti, in Inghilterra e in Galles mancano all’appello nel censimento nazionale inglese quasi cinquemila bambine. Bambine abortite.

La civilissima Europa, insomma, assomiglias empre si più alla sciagurata politica del “figlio unico” praticata dalla Cina neo-post-comunista che sa un po’ di nazismo. Figli unici, figli maschi, figli sani.

Giuli Meotti su Il Foglio