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Clamore per lo scambio di embrioni in provetta. Ma il rischio fa parte del gioco, forse non ve l’hanno detto

14 Apr

FIVETHa fatto clamore nell’ultimo fine settimana il caso dei genitori che, dopo un intervento di fecondazione assistita all’ospedale Sandro Pertini di Roma, hanno scoperto che i gemelli che stanno aspettando non sono i loro.
Fra i tanti commenti se ne segnala uno di Filippo Maria Ubaldi, ginecologo, già membro del direttivo Eshre e membro del comitato direttivo Sifes, che spiega: «Se si eseguono in modo corretto le procedure, la possibilità di sbagliare è minima: inferiore a un caso su mille». Inferiore a un caso su mille. Mettiamo pure che sia un caso su millecinquecento: bene, quante fra le coppie che si sottopongono a fecondazione assistita lo farebbero ugualmente se venisse detto loro «tranquilli, sappiate che è piuttosto raro, un caso su millecinquecento, ma resta comunque la possibilità che il figlio che avrete non sarà vostro o non di tutti e due…».
E questo, si badi bene, come dice Ubaldi, «se si eseguono in modo corretto le procedure». Figuriamoci quando non sono del tutto corrette….
In realtà, la percentuale di errori considerati gravi nelle operazioni di fecondazione assistita – scambio di gameti o di embrioni – non si sa per il semplice fatto che è uno dei segreti meglio custoditi del business della provetta, che se vedesse intaccata la fiducia delle coppie rischierebbe di essere drasticamente ridimensionato. Ma che l’errore sia dietro l’angolo è il segreto di pulcinella. Basta fare una rapida ricerca su Google per imbattersi in un numero sterminato di casi.
Tanto per citarne un paio. Lo scorso ottobre due americani che avevano avuto due gemelle con fecondazione assistita presso la  Ochsner Clinic Foundation, in Louisiana, hanno denunciato i medici  dopo essere venuti a conoscenza che in uno scambio di embrioni all’interno della struttura erano stati coinvolti anche i loro. Carolyn and Sean Savage, pure loro statunitensi e protagonisti di un incubo simile, hanno raccontato la loro storia in un libro pubblicato nel 2011, dal titolo Inconceivable, inconcepibile. E sempre nel 2011 il quotidiano britannico Daily Mail (dagli Usa al Regno Unito, due Paesi all’avanguardia nel settore) dava conto di un’impennata di errori o errori sfiorati nei centri di fecondazione assistita inglesi: nel 2010 c’erano state ben 564 segnalazioni, circa 10 alla settimana

La notizia sul sito de Il Timone

La storia su La Stampa

«Drogarsi è un comportamento transculturale». Don Gallo ha seminato solo fumo

13 Apr

Droghe

Un articolo bellissimo, nella sua tragicità, scritto con grande stile,
dal mensile della comunità SanPatrignano

«Il sì all’eterologa è un importante passo avanti». Anche in italia i luterani sono oramai post-cristiani

12 Apr

Christiane Groeben«La caduta del divieto di fecondazione eterologa è un importante passo avanti, che riaccende la speranza di vedere realizzato il legittimo desiderio di genitorialità di molte coppie italiane». Lo dichiara Christiane Groeben (nella foto è quello senza la giacca di pelle), presidente del Sinodo della Chiesa Evangelica Luterana Italiana (CELI), a commento della decisione della Corte Costituzionale che giovedì 9 aprile ha dichiarato incostituzionale quanto sancito nel 2004 dalla Legge 40, calpestando la volontà dei cittadini italiani espressa incontrovertibilmente dall’esito del referendum abrogativo promosso nel 2005 dai suoi avversari: in quell’occasione, infatti, disertando le urne, gl’italiani bocciarono sonoramente le intenzioni di chi voleva peggiorare la Legge 40 e quindi anche chi, contro di essa, mirava a legalizzare la fecondazione eterologa.

La dichiarazione della CELI è sconcertante. Perché è sconcertante che una Chiesa cristiana plauda a un’immoralità palese qual è la fecondazione eterologa. Davvero la Chiesa Cattolica è l’unica a difendere appieno la dignità della persona umana, l’unica a battersi ancora e sempre per la salvaguardia dei “princìpi non negoziabili”, l’unica a promuovere l’umanesimo autentico, l’unica a essere davvero cristiana.

La CELI, invece, incapace di cogliere il nesso strutturale che unisce il suo dirsi cristiana e la difesa della natura dell’uomo creato da Dio a propria immagine e somiglianza, già si avvia a essere una postreligione come già lo sono molte Chiese luterane europee disponibili a tollerare e a promuovere gravissime forme di violazione della legge morale naturale. Del resto, nel 2011 la CELI già aveva approvato la benedizione di coppie di fatto sia eterosessuali sia omosessuali. O, assai più volgarmente, come già osserva qualcuno, la CELI ‒ che sono “quattro gatti” ‒ sta disperatamente cercando d’intercettare l’8 per mille. Dei non credenti.

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La Torino di Piero Fassino offre a tutti servizi LGBT

4 Apr

Servizio LGBT Torino

La tragedia del ragazzo che fu cresciuto come una ragazza

3 Apr

John Colapinto, Bruce Brenda e David. Il ragazzo che fu cresciuto come una ragazza, 2014Bruce Brenda e David. Il ragazzo che fu cresciuto come una ragazza, del giornalista canadese John Colapinto (trad. it. San Paolo Cinisello Balsamo [Milan] 2014), è un libro importante quanto raccapricciante, che racconta e spiega quanto male può fare e fa l’ideologia che al posto della realtà data ne vagheggia e impone una disegnata e implementata a tavolino in odio alla persona umana.

A Bruce, classe 1965, viene completamente bruciato il pene durante una banale operazione chirurgica attuata per circonciderlo per ragioni sanitarie. John Money, un medico antesignano dell’ideologia di genere, convinto che la cultura prevalga sulla natura, decide che un maschio educato come una femmina può tranquillamente cambiare sesso, e così acquisire una nuova e opposta personalità sessuale.

L’ideologia del gender, oggi tanto strombazzata, ha remotamente inizio qui.

Ma la natura di Bruce, che nel frattempo è diventato Brenda, si ribella e non accetta la trasformazione. A 14 anni rifiuta definitivamente gli incontri annuali con colui che gli aveva rovinato la vita e, aiutato da una psicoterapeuta, ritorna esplicitamente ad assumere una connotazione maschile. Dopo nuove e ripetute operazioni per ricostruire una mascolinità che gli era stata impedita riesce finalmente a vivere una vita normale, sposandosi con una ragazza che ha già tre figli, dei quali accetta di diventare il padre adottivo. Accetta anche di raccontare la propria storia, che appunto Colapinto mette per iscritto in questo libro. Ma alla fine non ce la fa e, sopraffatto da una delle ripetute crisi depressive che hanno accompagnato la sua drammatica esistenza terrena, si suicida nel 2004.
Money, intanto, prosegue indisturbato la sua pericolosa attività di diffusore dell’ideologia del gender fino al giorno della sua morte, nel 2006.

La recensione di Marco Invernizzi su Comunità Ambrosiana

Arriva “Gender Watch News”

30 Mar

Un’ottima iniziativa del quotidiano online La nuova Bussola Quotidiana, da seguire per restare costantemente informati.

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Una mamma contro l’offensiva GLBT nelle scuole

29 Mar

L’ideologia del gender aggredisce quotidianamente i nostri figli nelle scuole. Questa è una denuncia appassionata e preoccupata di una mamma a proposito di questo gravissimo tentativo di corruzione.

 

Gender

 

 

 

Il corrispondente da Roma del progressista «The Tablet» che definisce Benedetto XVI un «topo»

27 Mar

Robert Mickney è stato per anni corrispondente da Roma di The Tablet, lo storico settimanale portavoce del cattolicesimo progressista britannico. Ora è stato sospeso perché in uno scambio di battute su Facebook, dismesso il suo understatement, ha definito Benedetto XVI «rat», cioè topo, sorcio. Ha scritto rivolto a un tale Chris Grady, commentando la foto del neo-porporato 98enne Loris Capovilla: «Do you think he’ll make it to the Rat‘s funeral?», “pensi che ce la farà (Capovilla) ad arrivare ai funerali del topo (Ratzinger)?” Mr. Glady si è augurato che Capovilla arrivi alle canonizzazioni di Giovanni Paolo II e di Govanni XXIII. I funerali di Benedetto XVI sarebbero un bonus
Di Robert Mickney si può ricordare, tra le tante cose, la presentazione lo scorso anno a Roma del documentario sulla pedofilia nella Chiesa, Mea Maxima Culpa. Silenzio nella casa di Dio, di Alex Gibney. Insieme a lui, l’ineffabile Marco Politi.

> sul sito de Il Timone

 

The Tablet

Bagnasco sulla «dittatura del gender»: «Genitori, non fatevi intimidire. Reagite. Qui non c’è autorità che tenga»

26 Mar

Angelo Bagnasco

Il 24 marzo, il cardinale Angelo Bagnasco, presidente della Conferenza Episcopale Italiana, ha aperto il Consiglio Permanente della CEI con un intervento ricco di spunti e di riflessioni. Leggete il punto n.6 del suo discorso, quello conclusivo, particolare e notevole per incisività e forza.